Rassegna stampa – “Centomila euro sono pochi”

  • Rassegna stampa  – “Centomila euro sono pochi”

    Rassegna stampa – “Centomila euro sono pochi”

    Una donna è stata risarcita dopo 46 anni, ma ha un’invalidità del 50 per cento.

    “Centomila euro sono pochi”

    L’avvocato Mattarelli spiega il caso: ricoverata al Goretti nel 1970, l’epatite C scoperta nel 2009.

    Un altro caso che a distanza di decenni si è concluso con un risarcimento dei danni provocati dal sangue infetto, un problema che coinvolge anche molte persone della provincia di Latina.

    E’ di ieri la Sentenza n. 16534/2016 del Tribunale di Roma – Giudice Canonaco, che condanna il Ministero della Salute per mancata vigilanza e controlli delle trasfusioni di sangue somministrate nel 1970 presso l’ospedale S.M. Goretti a una donna di Latina risultata positiva al virus dell’epatite C solo nel 2009.

    Il risarcimento riconosciuto dopo 46 anni è di 101 mila euro (esattamente € 101.163,33) ma con interessi e rivalutazione corrisponde a 120mila euro circa.

    A spiegare il caso è lo Studio Legale Mattarelli-Mezzini.

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    Il Giornale di Latina, 8 settembre 2016

    “Nel 1970 alla donna, che all’epoca era una giovane di 25 anni, le vennero trasfuse alcune sacche di sangue, accertate come infette durante il processo iniziato nel 2012. Nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dalla trasfusione del 1970 all’inizio della causa del 2012, il Tribunale ha accolto la tesi dell’avvocato Renato Mattarelli – che ha assistito la donna – secondo cui, per provare la relazione casuale fra le trasfusioni al Goretti degli anni ’70 e il contagio da virus, non è necessaria la prova certa che i donatori siano stati rintracciati e trovati positivi all’epatite C. Secondo l’avvocato Mattarelli è invece sufficiente un grado di probabilità pari al 50% allorquando non sussiste la prova che il contagiato (come nel caso della donna di Latina) abbia avuto comportamenti a rischio di infezione epatica come ad esempio: promiscuità sessuale, terapia dialitica, interventi chirurgici, omosessualità, body piercing, tatuaggi, ecc…

    Nella sentenza il giudice ha infatti affermato che il consulente medico nominato dal tribunale “…ha poi evidenziato che nel caso in esame non sono emersi elementi anamnestici e comportamenti della donna che possano ricondurre l’infezione epatitica a causa diversa dell’emotrasfusione di trent’anni fa, precisando che la patologia cui l’attrice è affetta trova sicuro momento eripopatogenico in una infezione virale da HCV post-trasfusionale…Nel merito, dalla documentazione in atti e dalle risultanze della consulenza tecnica di ufficio risulta che l’attrice, ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale S.Maria Goretti di Latina dal ….1970 al….dello stesso anno per assistenza al parto in una gravidanza a termine senza menzioni di rischi superiori allo standard, fu sottoposta a due trasfusioni…”

    “Ciò che emerge nella sentenza – spiega il legale – è che il giudice ha rivelato l’inutilità della pratica trasfusionale (notoriamente pericolosa) e sopratutto che le somministrazioni di sangue avvennero “…senza che peraltro fossero esplicitate le ragioni cliniche di tali decisione nella cartella clinica in atti…”

    Nonostante il buon risultato, l’avvocato Mattarelli farà appello per l’importo liquidato di 101 mila euro in favore della donna poiché molto più basso rispetto al grave danno alla salute emerso in corso di causa e dalla consulenza medica legale che ha riconosciuto un’invalidità permanente del 50% da cui però il tribunale si è discostato. Nell’ultimo atto difensivo infatti il legale della donna aveva richiesto una condanna superiore a 500mila euro.


    Notizia riportata dai seguenti siti giornalistici (clicca qui per leggere)


    Leggi la notizia anche su: Il Messaggero , Il Mattino

     

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