Latina Quotidiano: Tumore al cervello, ma lo mandano a casa con un calmante: chiesto risarcimento

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    Muore 4 anni dopo l’asportazione di un tumore al cervello. La famiglia dell’uomo, di Latina, però è convinta che i medici che lo hanno assistito non hanno fatto tutto il necessario. Per questo si sono rivolti all’avvocato Renato Mattarelli e, tramite il legale, hanno presentato una richiesta di risarcimento alla Asl di Latina.

    La vicenda inizia nell’ottobre del 2009. Il 77enne fu colpito da crisi epilettiche e per questo trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

    Nonostante avesse informato i medici, secondo la ricostruzione dell’avvocato, che la crisi epilettica era uguale a quella avuta nel 1996 quando era stato poi operato per la rimozione di un tumore alle meningi e nonostante la Tac rilevava che c’era un’ombra al cervello, venne mandato a casa con un calmante dopo 7 ore di pronto soccorso.

    Anche 2 mesi dopo, nel dicembre 2009, quando l’uomo fu nuovamente colpito da crisi epilettica con perdita di coscienza e trasportato nuovamente d’urgenza presso il pronto soccorso di Latina, fu dimesso in poche ore con la prescrizione di un sedativo.

    Solo nel febbraio 2010, presso l’ospedale di Velletri, a quattro mesi dalla prima crisi gestita dal Goretti di Latina, il 78enne veniva finalmente diagnosticata la recidiva del tumore e poi operato presso il nosocomio pontino.

    Da allora il paziente non si è più ripreso. Qualche mese dopo, oltre all’aumento delle crisi epilettiche gli sarebbero state riscontrate diverse patologie, fino alla difformità della chiusura del cranio con un gradino di 3 centimetri; infezioni post-chirurgiche con sepsi da stafilococco aureus, da klebsiellapnuemoniae, delle vie urinarie, da osteomielite e in ultimo la recidiva del tumore per cui si era inutilmente sottoposto all’intervento chirurgico.

    Nel 2013 l’uomo è morto dopo essere stato ospitato in diversi ospedali romani. L’avvocato Renato Mattarelli, che assiste la famiglia nella causa contro l’Asl di Latina, ha indicato che, oltre agli errori diagnostici e terapeutici riscontrati, mancherebbero il necessario consenso informato all’intervento chirurgico con la spiegazione dei rischi e delle alternative terapeutiche.

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