Latina Quotidiano. Contrae l’epatite C dopo una trasfusione di sangue infetto, il risarcimento arriva dopo la morte

  • Latina Quotidiano. Contrae l’epatite C dopo una trasfusione di sangue infetto, il risarcimento arriva dopo la morte

    Latina, 3 maggio 2017

    Quattrocentomila euro. A tanto ammonta il risarcimento disposto nei confronti di un uomo di 72 anni di Latina per una trasfusione di sangue infetto che lo ha condannato a combattere una vita contro l’epatite C. Peccato però che la sentenza del giudice Bifano arriva dieci mesi dopo la sua morte. La somma avrebbe potuto aiutarlo a combattere contro il male o alleviare in altro modo le sue sofferenze e anche una depressione dovuta alla malattia scoperta 40 anni dopo la trasfusione.

    Si tratta di una storia giudiziaria drammatica iniziata nel 2012 quanto l’uomo, molto conosciuto a Latina, si è rivolto all’avvocato Renato Mattarelli per ottenere il risarcimento dei danni per quelle trasfusioni di sangue infetto i cui effetti negativi si erano manifestati dopo 40 anni con l’epatite C.

    Nel corso della causa sembrava che la malattia fosse scomparsa dopo una terapia. Tuttavia solo dopo qualche mese si è ripresentata con una maggiore aggressività rispetto a quella documentata nella perizia del medico legale nominato dal tribunale che ha riconosciuto il nesso causale tra trasfusioni del 1972 e il contagio virale.

    La sentenza di 400mila euro infatti tiene conto solo dell’invalidità del paziente causa da un epatite C correlata e non anche della successivo danno da cirrosi epatica e del danno da morte successive.

    Per questo gli eredi dell’uomo stanno per iniziare una nuova causa contro il Ministero della Salute per ottenere giustizia per la morte del loro congiunto e dei successivi danni, compresa una depressione reattiva conseguente prima all’illusione della guarigione e poi alla consapevolezza di non avere più scampo come descritto dal perito del tribunale: “..Dopo un ciclo di terapia antivirale…che sembrava aver eradicato l’infezione si è verificata…una brusca riattivazione della malattia che, nonostante un nuovo tentativo di terapia, interrotto precocemente per effetti collaterali, ha determinato il quadro clinico attuale di cirrosi epatica con ipertensione portale….”. “Tutto ciò – si legge nella sentenza – ha provocato nell’uomo di Latina “…uno stato d’ansia con attacchi di panico sindrome ansioso depressiva reattiva di grado grave, con alterazione del ritmo sonno veglia…”.

    Nella sentenza si legge anche che “…Nella cartella clinica …è riportata la somministrazione di un’unità di sangue in data 30-05-1972 e le scarne notizie riportate sembrano far escludere patologie epatiche preesistenti. Il rischio trasfusionale nel 1972 era piuttosto elevato sia per la mancanza di test che consentissero l’identificazione dei virus epatotropi …sia e soprattutto perché la selezione dei potenziali donatori non era sufficientemente accurata e non erano stringenti i controlli sul sangue ed emoderivati di provenienza estera dove era ancora diffusa la pratica dei donatori mercenari…l’infezione da Hcv è verosimilmente derivata dalla somministrazione di sangue del 30-05-1972 …”.

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