Nesso causale – Prova

Giurisprudenza massimata – Indennizzo Legge n.210/92

Nesso causale – Prova

L’assegno una tantum in favore dei superstiti, di cui all’art. 2, 3° comma, L. n. 210/92, spetta ai genitori di una persona il cui decesso sia stato cagionato da un linfoma non Hodgkin linfoblastico T, qualora debba ritenersi “più probabile che non” il ruolo concausale che le vaccinazioni eseguite durante il servizio militare di leva (con modalità ritenute inadeguate dal consulente tecnico d’ufficio) hanno avuto nel determinismo eziopatogenetico del linfoma. Trib. Ferrara Sez. lavoro, 24/01/2014 in Foro It., 2014, 3, 1, 973 Ragiusan, 2014, 365-366, 129

L’accertamento del nesso causale materiale in ambito civilistico segue la regola del principio della maggiore probabilità anzichè non, tanto in ragione della responsabilità risarcitoria, quanto in tema di indennizzo. Da ciò ne consegue che nella ipotesi in cui in giudizio non emerga se la vaccinazione obbligatoria, eseguita non correttamente da una struttura sanitaria pubblica, abbia determinato con certezza l’insorgenza di una determinata malattia mortale per il paziente, il Ministero della salute risulterà ugualmente obbligato a riconoscere ai familiari della vittima l’assegno una tantum ex art. 2, comma terzo, L. n. 210/1992 se l’evento di danno sia probabilmente riconducibile alla sua condotta. Trib. Ferrara Sez. lavoro, 24/01/2014 in Danno e Resp., 2014, 6, 656

Il giudice del lavoro di Ferrara ha riconosciuto ai genitori di un giovane, deceduto a causa di un linfoma c.d. non Hodgkin, l’ndennizzo una tantum previsto dall’ art. 2, comma 3, L. n. 210 del 1992, sul presupposto che le somministrazioni vaccinali effettuate su di lui durante il periodo di leva obbligatorio avessero avuto un ruolo concausale nel determinismo eziopatogenico della malattia tumorale. La pronuncia si segnala in quanto fa il punto circa la questione del nesso di causalità nel sottosistema civilistico, la cui valutazione è, in casi analoghi a quello della fattispecie in esame, demandata alla regola del più probabile che non. Ribadita, infine, la titolarità passiva del Ministero della Salute, e non delle Regioni, in tema di indennizzo ai sensi della normativa in argomento. Trib. Ferrara Sez. lavoro, 24/01/2014 in Quotidiano Giuridico, 2014 nota di RUSSO

Ai fini del riconoscimento della prestazione assistenziale di cui all’art. 2, comma 1, della legge n. 210 del 1992, spettante agli aventi causa iure ereditario, la prova incombente sul soggetto interessato, in applicazione del principio di cui all’art. 2697 c.c., ha ad oggetto l’effettuazione della terapia trasfusionale, il verificarsi dei danni irreversibili derivanti da epatiti post-trasfusionali ed il nesso causale tra la trasfusione e l’epatite.
Trib. Cassino Sez. lavoro, 12/06/2013

Posto che, ai fini del riconoscimento dell’assegno una tantum in favore dei familiari superstiti di soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati, quando la morte sia conseguenza di tali trattamenti, trova applicazione il principio dell’equivalenza delle cause, va cassata la pronuncia di merito che, nonostante avesse accertato la sussistenza della gravissima epatite da cui era affetta una persona sottoposta a trasfusioni necessarie per la cura della talassemia, ha escluso l’efficienza causale dell’epatite, attribuendo l’evento letale ad uno scompenso cardiaco in situazione di grave cardiomiopatia da emocromatosi, cagionata dalla talassemia, senza spiegare se la prima malattia, pur avendo gravemente compromesso la salute del paziente, avesse avuto una qualsiasi incidenza nel determinismo della morte.
Cass. civ. Sez. lavoro Ordinanza, 29/04/2010, n. 10435 in Foro It., 2010, 11, 1, 2062 e in Ragiusan, 2011, 321-322, 161.

Per ottenere l’indennizzo previsto in favore di quanti presentino danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali (o, in caso di morte del soggetto contagiato, dei familiari considerati a suo carico), oc- corre provare, oltre ai danni riportati (o all’evento letale) e all’effettuazione di una terapia trasfusionale, il nesso causale tra i primi e la seconda, da valutarsi sulla base di un ragionevole criterio di probabilità scientifica, il contenuto dell’onere probatorio non muta in presenza di un fatto successivo, anch’esso in termini probabilistici idoneo a determinare la patologia, il quale opera come causa sopravvenuta, si che per togliere rilievo alla prima causa deve risultare in concreto che la stessa, ancorchè astrattamente idonea a provocare l’evento pregiudizievole, non lo abbia in effetti determinato.
(Cass. civ., sez. lav., 17/1/2005, n. 753, in Foro it., 2005, 1, 676).