Il Messaggero, 29 dicembre 2018

  • Il Messaggero, 29 dicembre 2018

    Sangue infetto, risarciti con 2,7 milioni di euro i familiari di due donne di Latina.

    Avevano la stessa età, avevano contratto lo stesso virus – quello dell’epatite C – a causa di una trasfusione e avevano condotto la stessa battaglia per il risarcimento. Finalmente vinta, con i soldi arrivati in prossimità del Natale. Le protagoniste, due donne, purtroppo non ci sono più. Sono morte a 74 anni ma le loro iniziative legali sono valse a qualcosa. Il Ministero della Salute, infatti, ha pagato circa 2 milioni e 700.000 euro a titolo di risarcimento dei danni da trasfusioni di sangue infetto . Lo rende noto lo studio legale Mattarelli-Mezzini, specialista del settore. 

    «Le pazienti non si sono mai conosciute fra loro ma sono entrambe sono nate nel 1934, trasfuse nel 1981 – una in un ospedale pontino e l’altra in Molise – e morte nel 2008 per cirrosi epatica evoluta in tumore al fegato».

    L’avvocato Renato Mattarelli che ha assistito i familiari di Latina ha detto che, in un caso, sono stati necessari 9 anni di causa per ottenere, prima la sentenza del 2013 e poi finalmente a Natale 1.250.00 euro.

    Nell’altro caso, ci sono voluti “solo” 4 anni per ottenere nel 2018 la sentenza e il pagamento di 1.450.000,00 sotto l’albero di Natale. Tuttavia in questa seconda situazione (per ottenere il pagamento immediato perché normalmente ci vogliono 4/5 anni dalla sentenza) gli eredi della donna deceduta nel 2008 hanno dovuto rinunciare a 450.000 euro visto che il risarcimento stabilito in sentenza ammontava a circa 1 milione 900.000 «Quest’ultimo caso è emblematico perché fra gli eredi della donna deceduta c’è l’anziano marito 90enne che, dopo la vittoriosa sentenza del gennaio 2018, ha scritto una struggente lettera chiedendo di tentare di accelerare tempi di pagamento visto che probabilmente non sarebbe vissuto così a lungo».

    Facendo leva più del senso di umanità che su quello giuridico l’avvocato ha fatto immediata richiesta del legittimo pagamento di quanto previsto in sentenza, il Ministero ha dato l’ok ma solo dietro la rinuncia di 450.000 euro. 

    Quello delle trasfusioni infette, va ricordato, è un fenomeno che risale agli anni ’90. Da tempo, ormai, l’Istituto superiore di sanità non registra nuovi casi di infezioni dovute a trasfusioni, ma restano in piedi i potenziali casi di chi è stato trasfuso allora e potrebbe aver contratto l’epatite, un virus noto anche come “killer silente” per il suo periodo di latenza che arriva fino a 30 anni. 

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