H25 TV, 15 maggio 2018

  • H25 TV, 15 maggio 2018

    Scambiarono un infarto per una gastrite, Asl sotto processo per la morte di Semenzato a Fondi

    Dopo 15 anni inizia il processo per il risarcimento dei danni richiesti dagli eredi all’Asl di Latina per gli errori medici del personale sanitario del San Giovanni di Dio di Fondi che non diagnosticarono un infarto che poche ore dopo uccise il 54enne di Fondi.

    Tutto è cominciato, la mattina festa della Liberazione del 25.04.03 quando forti dolori al torace misero in allarme Bruno Semenzato che temendo un infarto si recava al Pronto Soccorso del PO “San Giovanni di Dio” di Fondi.

    Dopo un elettrocardiogramma negativo, solo due ore dopo, veniva dimesso con la rassicurazione che tutti vogliono sentirsi dire: “…vai a casa tranquillo, hai solo una gastrite. Avrai mangiato troppo…”.

    Ma non era così! La sera le condizioni di salute peggioravano e il medico di famiglia chiamato dai familiari gli faceva un elettrocardiogramma che inviava in telemedicina e riceveva la diagnosi di “Infarto del miocardio acuto in corso”.

    Così moriva non appena arrivava di nuovo, questa volta in emergenza, al Pronto Soccorso di Fondi dove poche ore gli era stato detto <<…stai tranquillo, non hai nulla…>>.

    Eppure, nonostante nel successivo processo penale siano state accertate le responsabilità – poi cancellate dalla prescrizione – dei medici di Fondi per la morte di Bruno Semenzato l’Asl di Latina non ha risposto alla richiesta di risarcimento dei danni in sede per la responsabilità civile dei sui medici.

    Per questo, la famiglia del 54enne di Fondi ha iniziato la causa civile con l’avvocato Renato Mattarelli che, dopo 15 anni di tira e molla, ha notificato l’atto di citazione all’Asl di Latina la cui udienza si terrà il 2 ottobre prossimo davanti al giudice Paccialli del Tribunale di Latina.

    Dall’esame dei documenti sanitari, che in sede civile richiedono un riesame diverso e più attento per la quantificazione dei danni, sono emersi particolari inquietanti come la redazione del certificato necroscopico (del tutto incompleto e non indicante le cause del decesso) proprio da parte del medico del Pronto Soccorso che la mattina non aveva diagnosticato l’infarto né aveva trattenuto, come previsto dalle linee guida internazionali, il paziente in osservazione, né erano stati disposti gli esami degli enzimi che avrebbero sicuramente riscontrato l’infarto.

    Inoltre dalla cartella del Pronto Soccorso risulta, da una parte, che Bruno Semenzato sarebbe giunto in ospedale già morto mentre dalla scheda terapeutica risulta che sarebbe stato sottoposto a procedure rianimatorie incompatibili su un cadavere. Altre questioni sanno discusse dall’avvocato Mattarelli nel corso del processo compresa la mancata disposizione dell’esame autoptico e del fatto che nessuno dei sanitari abbia registrato nel certificato necroscopico, oramai a morte avvenuta, che la causa del decesso è stata l’infarto.

    La difesa dei familiari del 54enne di Fondi punterà a dimostrare che una tempestiva diagnosi (facile anche per un non medico: non a caso Bruno Semenzato si era recato al Pronto Soccorso proprio perché temeva di avere un infarto!) e la conseguente tempestiva terapia avrebbero evitato il decesso del paziente o quantomeno la perdita delle chances di sopravvivenza

     

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