Trasfusioni letali, il ministero della Salute non avvia le transazioni.

  • Trasfusioni letali, il ministero della Salute non avvia le transazioni.

    Trasfusioni letali, il ministero della Salute non avvia le transazioni.

    Centinaia i casi di malati per il sangue infetto in provincia, dal 2007 ancora tutto bloccato. I risarcimenti mai pagati. Trasfusioni letali, il ministero della Salute non avvia le transazioni.

    HANNO diritto ad un risarcimento, hanno scelto quella che poteva sembrare la via più risoluta, un percorso alternativo per arrivare direttamente ad una transazione che consentisse ai malati di sangue infetto e ai familiari di far valere le proprie ragioni contro il ministero della Salute. E invece aspettano ancora. Più di 4 milioni di euro riconosciuti a pazienti che hanno contratto epatiti di varie tipologie e Hiv, almeno duecento le cause in piedi e che riguardano la provincia, metà di loro hanno optato per la transazione. Solo il 13 luglio scorso sono arrivate delle risposte dal ministero della Salute. A cinque anni di distanza qualcosa si sta muovendo nel senso che il decreto moduli transattivi, per inoltrare l’istanza di risarcimento del danno biologico a favore dei danneggiati da trasfusioni, emoderivati e vaccinazioni, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Spetterà ora ai rispettivi legali procedere, ma mancano ancora le tempistiche per la presentazione delle schede.

    Ne sa qualcosa l’avvocato Renato Mattarelli che, da anni, assiste centinaia di malati in tutta la provincia, tra di loro ci sono anche le cause di quattro pazienti disperati che ricevono l’indennizzo dalla Asl per quella comprovata invalidità provocata dalla trasfusione.

    Eppure attendono ancora la definizione di una transazione. Perché in queste circostanze l’attesa è tutto e le aspettative di vita, purtroppo, sono il motore attorno al quale ruotano tutte le cause e le speranze di avere giustizia. Come per R.C., di Sabaudia, otto anni fa ha scoperto di aver contratto l’epatite «C» a seguito di una trasfusione presso l’ospedale Goretti dove era stato ricoverato nel 1979 a seguito di un incidente stradale. Aveva convissuto con dei malesseri inspiegabili, il valore delle transaminasi alto, ma nessun dottore si era mai accorto di nulla. Ha una moglie e due figli e 49 anni. Ne aveva appena 41 quando ha scoperto tutto. Erano stati i medici del Sant’ A ndrea di Roma ad accertare la malattia contratta a seguito di quella trasfusione di sangue infetto. «E così quando ho iniziato a sentirmi male nel 2004 – racconta oggi – ho dovuto chiudere la mia attività perché non ero più in grado di lavorare per l’aggravarsi della patologia, la Asl mi ha riconosciuto il 35% di invalidità e l’indennizzo sulla base della legge 210: 750 euro al mese che mi arrivano con un assegno bimestrale. Ma io a causa della malattia ho dovuto chiudere tutto, e da 8 anni mi ritrovo a campare con questo assegno e a sfamare la mia famiglia». Ecco perché l’invalidità non può essere sufficiente in questi casi. «Perché la mia – ribadisce da anni è un’inabilità al lavoro e il risarcimento deve essere equo alla sopravvivenza».

    E questa è anche una delle ragioni che ha spinto l’uomo a percorrere la via della transazione che sembrava essere quella più breve, una scorciatoia che gli avrebbe consentito di vedersi assegnare quanto gli spetta. Le stesse motivazioni che accomunano la storia dell’ex carroziere a quella della moglie di un paziente di Maenza deceduto, sempre per epatite, 27 anni fa. Lui, a 26 anni, aveva subito un intervento allo stomaco presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Un’operazione che risale al 1979 (stessa data dell’intervento sostenuto da R.C. di Sabaudia e sempre nella stessa struttura ospedaliera). Due anni dopo aveva iniziato ad avvertire dei malori, la visita da un epatologo e poi la risposta arrivata dal San Camillo di Roma: epatite a seguito di sangue infetto. Nel frattempo la moglie, provata e con due figli da sfamare, si è rimboccata le maniche. E’ andata avanti. Ma nessun sollievo che possa lenire in qualche modo una perdita ingiusta, conseguente ad un errore di malasanità. E ancora oggi il ministero della Salute, pur di fronte a sentenze favorevoli, si ritrova ad essere inadempiente.

    Cinque anni per la definizione di un semplice bando che interessa centinaia di pazienti della provincia, migliaia in Italia se ci spostiamo su scala nazionale. E milioni di euro di risarcimenti rimasti senza risposta. Adesso si è aperto uno spiraglio, ma quanto ancora dovranno attendere? «I soldi ci sono» dicono dal ministero, ma nel frattempo c’è l’esercito di malati per quelle trasfusioni letali, accomunati da un unico obiettivo: riuscire nel loro intento prima che la malattia avanzi in maniera irreversibile.

    I PARAMETRI DOPO un’interminabile attesa è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.162 del 13 luglio 2012 il decreto ministeriale che definisce i moduli transattivi in applicazione dell’articolo 5 del decreto n. 132/2009. La definizione degli schemi dei singoli atti dovrà essere sottoposta al parere dell’Avvocatura dello Stato entro 60 giorni dalla pubblicazione, e quindi entro l’11 settembre. Ma si tratta di date indicative come indicativi appaiono anche i riferimenti economici: 619.748,28 euro per gli eredi di danneggiati deceduti; 464.811,21 per i danneggiati viventi, per i quali vi sia almeno una sentenza favorevole; 413.165,52 per i danneggiati viventi per i quali non vi è ancora sentenza favorevole.

     

    Latina Oggi

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