Si salva dalla sparatoria, contrae l’epatite per il sangue infetto: risarcita.

  • Si salva dalla sparatoria, contrae l’epatite per il sangue infetto: risarcita.

    Si salva dalla sparatoria, contrae l’epatite per il sangue infetto: risarcita.

    La singolare vicenda di una donna napoletana assistita dall’avvocato Renato Mattarelli, il ministero della salute dovrà pagare 360.000 euro.

    Dalla sparatoria di camorra si era salvata, la trasfusione alla quale l’hanno sottoposta le ha rovinato la vita poiché ha contratto l’epatite C. E’ la singolare storia di una donna che oggi ha 86 anni e si è vista riconoscere, per la trasfusione di sangue infetto, un risarcimento di 360.000 euro.

    La signora subì la trasfusione tra maggio e giugno dell’82 all’ospedale “Cardarelli” di Napoli, dopo essere stata colpita da un proiettile vagante, e oggi il Tribunale partenopeo ha condannato il ministero della salute al risarcimento. E’ stata accolta la tesi dell’avvocato Renato Mattarelli, del foro di Latina, specializzato proprio in danni da sangue. “Una vicenda singolare e drammatica – dice il legale – vista la particolare sfortuna di questa donna, prima, vittima di un colpo di pistola vacante e, poi, di trasfusioni di sangue infetto. Il tutto con un solo colpevole: lo Stato che nel primo caso non è riuscito a proteggere e garantire a questa donna semplicemente di camminare per la strada e nel secondo caso non ha controllato e vigilato sulle donazioni di sangue trasfusole per salvarle la vita”.

    La signora ha scoperto solo nel 2010 di essere affetta da epatite C e letti i giornali relativi allo scandalo del sangue infetto in Campania che ha coinvolto, fra gli altri, l’ex direttore del servizio farmaceutico nazionale Duilio Poggiolini con altri dieci indagati per omicidio colposo plurimo, ha deciso di andare a fondo. Per questo si è rivolta all’avvocato di Latina che da una ricerca delle probabili cause di contagio scopre che durante il ricovero del 1982 le erano state trasfuse alcune sacche di sangue. Da lì la causa al Ministero quale organo di vigilanza sulle donazioni di sangue, la scoperta del nesso tra quelle donazioni e la malattia, quindi la condanna.

     

    Il Messaggero

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