Sangue infetto: l’ASL di Frosinone risarcirà una donna di 80 anni.

  • Sangue infetto: l’ASL di Frosinone risarcirà una donna di 80 anni.

    Sangue infetto: l’ASL di Frosinone risarcirà una donna di 80 anni.

    Ha vissuto per metà della sua vita con l’epatite C, contratte dopo una trasfusione con sangue infetto, ora l’Asl le ha riconosciuto un indennizzo mensile di 750 euro.

    La storia che, per certi versi, ha dell’inverosimile vede come protagonista una donna di 80 anni di Anagni, la quale dopo 39 anni ha avuto il giusto riconoscimento, per quella trasfusione avvenuta nel 1973 all’ospedale Umberto Primo di Roma.

    E’ stato infatti accolto il ricorso presentato dall’avvocato Renato Mattarelli nel giugno 2003 all’Asl di Frosinone. Secondo la Commissione Medica Ospedaliera di Roma, che ha esaminato i documenti, non vi sono dubbi: c’è nesso di causa fra le trasfusioni e la grave patologia infettiva. Ora sarà avviata la causa per il risarcimento del danno dal Ministero della Salute.

    Per decenni la malattia non le ha dato problemi, solo qualche anno fa si è manifestata. E nel giro di poco, in mancanza di altri fattori di rischio di contagio da dialisi, cure dentarie, body piercing, scambio di siringhe per droghe, vita sessuale promiscua, si è arrivati alla conclusione che ad infettare la donna era stata una trasfusione. “A questo punto – dice l’avvocato Mattarelli – non vi sono ostacoli per intraprendere un ulteriore causa giudiziaria contro il Ministero della Salute per non aver controllato e vigilato nel trentennio ricompreso fra metà degli anni ‘60 e anni ‘90 sulle donazioni e trasfusioni di sangue che, come nel caso di quelle somministrate nel 1973 alla donna di Anagni, hanno distrutto la vita di centinaia di migliaia di persone uccidendone migliaia con infezioni come l’epatite B, C, Hiv e Aids oltre a malattie di nuova generazione come il morbo di Jacob (mucca pazza, ndr) e nuove infezione ad oggi sconosciute e silenti i cui effetti si possono ripercuotere solo dopo molti anni”

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