Sangue infetto in ospedale, ricorso accolto

  • Sangue infetto in ospedale, ricorso accolto

    Sangue infetto in ospedale, ricorso accolto

    Era stato trasfuso con una decina di sacche di sangue infetto del virus dell’epatite C presso l’Ospedale “S. Maria Salute degli Infermi di Cori”.

    Un altro tra i più di 500 casi pontini per lo scandalo del sangue avvenuto tra gli anni ‘60-‘90 e del quale si è occupato lo Studio Legale Mattarelli-Mezzini di Latina.

    L’uomo durante due ricoveri presso l’Ospedale “S. Maria Salute degli Infermi di Cori” era stato trasfuso con una decina di sacche di sangue infetto, ha scoperto anni dopo di aver contratto il virus ed ha presentato ricorso per ottenere l’indennizzo economico previsto dalla legge 210/1992. A monte del riconoscimento i medici legali del Ministero della salute hanno riconosciuto che dagli atti allegati al ricorso emergeva che l’HCV contratta era di derivazione post-trasfusionale e che quindi quelle sacche, o almeno una di quelle sacche di sangue dell’Ospedale di Cori, era infetta dal virus dell’epatite C.

    “La vicenda del sangue infetto nella provincia di Latina – scrive l’avvocato Mattarelli – ha, come in tutta Italia, radici antiche e sicuramente sottostimate. Infatti le circa 500 pratiche attualmente gestite dall’ASL di Latina e che hanno ad oggetto il riconoscimento di uno speciale indennizzo per trasfusione di sangue sono solo la punta dell’igeberg.

    Chi ha contratto l’epatite C o B oppure HIV o Aids deve verificare se nel proprio passato, anche il più remoto, vi siano state trasfusioni di sangue o assunzione di emoderivati, compresa la solo apparentemente banale antitetanica.
    Nel caso specifico dell’uomo di Cori ci si chiede se siano stati rintracciati i donatori di quelle decine di sacche di sangue infetto; se siano stati avvertiti che a loro volta potevano aver contratto l’epatite C e trasmessa ai parenti o se abbiano continuato, o forse continuano oggi a donare il loro sangue.

    “Nel caso del paziente di Cori – conclude l’avvocato – oggi indennizzato, è andata bene: dopo il test dell’epatite C a seguito di analisi con transaminasi elevate, il medico curante lo ha avvisato di verificare se nel passato ha avuto trasfusioni di sangue. Ne ha scoperte 10!

    “Grave la cattiva informazione delle strutture sanitarie”

    Mattarelli: i medici di base devono essere a conoscenza del problema e avviare ai controlli infettivi.
    Lo Studio Legale Mattarelli-Mezzini che da anni si misura con la problematica del sangue infetto in Italia e all’estero denuncia la cattiva informazione che le strutture sanitarie, comprese quelle di Latina, dovrebbero dare per legge (vedi L. 238/97) ai soggetti a rischio: chi a seguito del consueto esame del sangue risulta con i valori delle transaminasi (enzimi del fegato) elevati dovrebbe essere avviato immediatamente al test dell’epatite; chi ha patito trasfusioni di sangue negli anni trascorsi, e il medico di base deve esserne a conoscenza, deve avviarlo ai controlli infettivi.

    “La mancata informazione – dice Mattarelli – ai pazienti da parte delle strutture sanitarie, anche pontine, solleva 2 gravissimi problemi: il primo, la persona continua a vivere con una grave patologia post-trasfusionale e non lo sa (con le conseguenze di infezione ad altri, vedi aids nonché non provvede a curarsi); il secondo: quando scopre la malattia non viene edotto dai medici di ricercare le cause prevalentemente in eventuali trasfusioni di sangue”.

     

    La Provincia

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