Sacche sparite e potenziali donatori infetti

  • Sacche sparite e potenziali donatori infetti

    Sacche sparite e potenziali donatori infetti

    Una vicenda che risale al 1975, una malattia che ha segnato per sempre la vita di una donna che oggi a 66 anni ma da quando ha contratto l’epatite C ha subito conseguenze inimmaginabili sul piano psico fisico. Alla quale si aggiunge – dopo il deposito di una perizia nell’ambito della causa per il risarcimento del danno- anche la beffa. Perché non c’è traccia di chi ha donato quel sangue per quella banale operazione chirurgica sulla sfera genitale femminile e, soprattutto, perché i dati non coincidono.

    All’ospedale di Sezze, dove la donna venne operata, risulta dalla cartella clinica una sacca di sangue. Ma il numero non corrisponde a quella che l’Avis, l’associazione dei donatori, aveva inviato all’ospedale. Così il perito nominato dal giudice Anna Battisti del Tribunale di Roma si è recato all’Avis ma lì i registri delle donazioni di sangue non ci sono più risultano archiviati al centro trasfusionale del “Goretti”. Dove, però <<è emerso che non sono più disponibili>>. Gettati, o forse, perduti. D’altro canto sono passati tanti anni… Il problema è un altro e va oltre la causa che la donna ha intrapreso contro il ministero della Salute per trasfusioni di sangue infetto. Già, perché rintracciare le sacche e quindi il donatore avrebbe consentito di verificare quante altre persone sono state infettate. Ma <<i documenti non ci sono più – dice l’avvocato Renato Mattarelli che assiste la donna – con il rischio che probabilmente quei donatori di sangue, dal 1975 ad oggi, abbiano continuato a donare sangue infettando decine di persone e che i centri trasfusionali di Latina non tengono una regolare “contabilità” sulla tracciabilità del sangue>>.

    Senza contare che fra le cartelle cliniche dell’ospedale di Sezze ed i dati relativi al sangue donato emergono delle discordanze. Quale sacca è stata veramente utilizzata? Sono passati 35 anni, è vero, ma solo nel 2003 è stata diagnosticata alla donna l’epatopatia cronica irreversibile, l’Hcv. Ed allora ha iniziato la sua battaglia per il << nesso causale infezione epatica e trasfusioni>> confermata dalla consulenza d’ufficio che risponde affermativo alla domanda se patologia contratta è conseguenza dell’emotrasfusione.

     

    Il Messaggero

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