Premessa sulle conoscenze dei danni da trasfusione

PREMESSA SULLE CONOSCENZE DEI DANNI DA TRASFUSIONE

Non v’è persona sensata che, prima di sottoporsi a cure mediche, non si informi sui trattamenti sanitari che gli verranno praticati, sui loro benefici e, non ultimi, sugli eventuali rischi e controindicazioni. Tra queste terapie, la trasfusione di sangue (o di emocomponenti o di emoderivati) è considerata uno dei principali presidi terapeutici nella medicina in elezione e, soprattutto, in quella d’urgenza.

Per questo “…ogni anno si raccolgono nel mondo oltre sessanta milioni di litri di sangue. E’ stato calcolato che potrebbero riempire trentadue piscine lunghe cinquanta metri, oppure dieci miliardi di provette prelievi. Un mare di plasma che salva decine di milioni di vite, quattro e mezzo soltanto negli Stati Uniti…” (P. Pignatta, S. Bertone, Sangue e affari, pag. 17, 2004, Frilli Editori).
Ad esempio nell’anno compreso fra il 1986 ed il 1987 nel Canada, su una popolazione di 25 milioni di abitanti, sono stati effettuati circa 1.300.000 di prelievi di sangue per donazione. Nel 1988 “… nei soli Stati Uniti sono state trasfuse dai 12 ai 14 milioni di unità di sangue” (The New York Times, 18 febbraio 1990).
L’aspetto quantitativo muove da un’ampia campagna di sensibilizzazione nazionale ed internazionale alla donazione, tanto che donare il sangue è stato paragonato a “donare la vita”. Ciononostante, in ogni parte del mondo, sono milioni (probabilmente centinaia di milioni) le persone che hanno contratto virus letali a causa di trasfusioni di sangue infetto. Eppure il sangue è considerato, ancora oggi, un farmaco insostituibile!
I rilievi giuridici, in particolare quelli sulle responsabilità dei danni inerenti e conseguenti alle emotrasfusioni, non possono non tener conto delle conoscenze scientifiche sull’utilizzo terapeutico del sangue umano. Tali conoscenze precedevano ed erano anzi concomitanti al periodo più critico storia del sangue come farmaco: dalla fine degli anni sessanta ai primi degli anni novanta. La comunità scientifica internazionale e, non c’è motivo di non crederlo, quella nazionale erano a conoscenza degli innumerevoli segnali di rischio obiettivo nelle pratiche trasfusionali. Fra la funzione espressamente dichiarata del Ministero della Sanità di tutela della salute pubblica e quella esecutiva dei medici, chiamati a praticare un trattamento sanitario ematico, c’è la scienza medica capace, evidentemente non di donare l’immortalità e neppure di approntare i mezzi per un’obbligazione di risultato ma, almeno di non peggiorare la salute di chi sì è rivolto ad una struttura sanitaria per ricevere cure (John A. Collins: “Sarebbe il colmo dell’ironia se si riscontrasse che una ‘terapia’ della cui reale efficacia esistono ben poche prove addirittura aggrava uno dei problemi principali che questi pazienti devono affrontare”. — World Journal of Surgery, febbraio 1987).

(Articolo interamente tratto da: Indennizzo e risarcimento da prelievi e trasfusione di sangue, R. Mattarelli, R. Mezzini, pag. 256 – 258, Maggioli, 2007).