Risarcimento da sangue infetto

Il nesso causale

Il nesso causale

Fra le diverse questioni affrontate dalle Sezioni Unite (11 gennaio 2008), riveste particolare attenzione (nello specifico ambito della responsabilità e dei danni da trasfusioni di sangue infetto) il profilo della configurabilità del nesso causale

tra l’attività del medico chiamato a scegliere ed eseguire la trasfusione e il contagio,
tra la struttura sanitaria (pubblica o privata, ove il medico ha proceduto alla trasfusione) e l’infezione,
tra la condotta omissiva del Ministero della salute e il contagio da HIV, HCV o HBV.

Tali situazioni sono connotate da diverse circostanze che hanno occasionato l’evento trasfusionale. Da una parte vi sono i c.d. soggetti politrasfusi che a motivo di patologie congenite devono sottoporsi a costanti cicli (o comunque per un dato periodo) a infusioni sanguigne; dall’altra parte i c.d. trasfusi occasionali che a seguito di eventi traumatici (es. incidenti) sono sottoposti a trasfusioni. Alle due categorie vanno ad aggiungersi i soggetti contagiati per essere venuti a contatto con quelli infettati (es. operatori sanitari; partner sessuali; ecc.).
In questo coacervo di situazioni la Corte ha dovuto prima affrontare la problematica del nesso causale in termini generali (responsabilità civile; responsabilità medico-sanitaria; responsabilità omissiva) per poi scendere nella più specifica tematica della causalità in ambito di danni da trasfusione di sangue infetto.

Nel fare questo le SS.UU., in mancanza di una specifica definizione nel codice civile sul nesso causale, hanno preso in prestito la nozione indicata nel codice penale (artt. 40 e 41 c.p.) per adattarla, lì dove possibile, al settore civile, peraltro tenendo conto delle differenze fra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, e all’interno di quest’ultima, dei caratteri tipici dell’illecito commissivo ed omissivo.

Inquadrato il tema, la Corte ha proceduto alla fissazione dei criteri di ripartizione dell’onere probatorio del nesso causale in ambiente penale e civile con riferimento specifico alla responsabilità medica e del datore di lavoro negli infortuni e malattie professionali nonché alla responsabilità extracontrattuale del Ministero della salute.

In tale lavoro di assemblaggio la Corte ha esaminato le precedenti reazioni della giurisprudenza alla lettura del rapporto di causalità e del relativo onere probatorio alla luce del principio c.d. della “vicinanza della prova” (ai soggetti sanitari) e delle presunzioni.
Lo scopo di tale ricognizione e ricostruzione pare essere stato quello di verificare se, in ambito di responsabilità e di danni da sangue infetto, il giudice chiamato a decidere dovesse percorre le strade esistenti e precedentemente tracciate, oppure se le Sezioni Unite dovevano disegnare e costruire un nuovo percorso sul nesso causale che tenesse conto delle particolarità della materia. Avv. Rosita Mezzini