Conoscenze scientifiche degli effetti trasfusionali sul sistema immunitario negli anni ’60-’90

Conoscenze scientifiche degli effetti trasfusionali sul sistema immunitario negli anni ’60-’90

Già nei primi anni del ventesimo secolo la scienza riuscì a penetrare nella complessa struttura del sangue umano individuando la diversa impronta genetica che caratterizza i gruppi sanguigni. Il dato differenziale non era e non è di poco conto e fa la differenza della risuscita della pratica trasfusionale.

La compatibilità del gruppo sanguigno del donatore con quello del ricevente era ed è il requisito minimo per scongiurare una letale reazione emolitica capace di annientare una grande quantità di globuli rossi che, inevitabilmente, produce la morte.

Ancora oggi, molti pazienti muoiono per la trasfusione di un gruppo sanguigno errato anziché di quello compatibile. Nonostante i controlli e le cicliche prove di compatibilità, sussistono rischi ulteriori che vanno oltre il mero errore materiale nella somministrazione di una sacca di sangue (es. del gruppo A anziché di gruppo B). Alcune reazioni emolitiche letali, denunciano infatti che la tipizzazione del sangue non è l’unico criterio per stabilire la compatibilità.
Il sangue trasfuso da una persona ad un’altra agisce infatti sul sistema immunitario stimolando diverse reazioni di difesa dell’organismo (in un documento del Congresso del National Institutes of Health del 1988, venne affermato che “…circa una trasfusione su 100 è accompagnata da febbre, brividi e orticaria…circa una trasfusione di eritrociti su 6.000 da luogo a una reazione emolitica. Questa è una grave reazione immunitaria che può verificarsi in modo acuto o qualche giorno dopo la trasfusione; può provocare insufficienza renale acuta, shock, coagulazione intravascolare disseminata e anche la morte…”). Un ruolo determinante in questo sistema di protezione è quello degli antigeni: sostanze che, introdotte nell’organismo, provocano la formazione di anticorpi. Relativamente al sangue umano, già nel trentennio compreso fra gli anni sessanta e novanta del ventesimo secolo “…sono stati individuati e caratterizzati almeno altri quattrocento antigeni dei gruppi sanguigni. Non c’è dubbio che il numero continuerà a salire perché la membrana degli eritrociti è enormemente complessa…” (Douglas H. Posey, “Emotrasfusioni: usi, abusi e pericoli”, Journal of the National Medical Association, luglio 1989).

Da questa complessità del sangue, può derivare il rigetto del liquido ematico trasfuso. Infatti come tessuto connettivo oggetto di trapianto, il sangue, al pari di altri tessuti o organi trapiantati, viene avvertito, dal sistema immunitario del paziente ricevente, come un corpo estraneo. Cosicché, anche il sangue validato dalle prove crociate di compatibilità e di tipizzazione del gruppo sanguigno può compromettere gravemente il sistema immunitario del paziente trasfuso (E’ scientificamente noto che centinaia di relazioni scientifiche “hanno stabilito un nesso fra trasfusioni di sangue e risposte immunitarie”. — Medical World News, 11 dicembre 1989).

Ne consegue che alla riduzione funzionale del sistema immunitario corrisponde un’inevitabile aumento delle probabilità di contrarre malattie. (Una ricerca condotta nei Paesi Bassi e pubblicata nella rivista Cancer del 15 febbraio 1987 affermava che “…nei pazienti affetti da cancro del colon è stato riscontrato un significativo effetto sfavorevole delle trasfusioni sulla sopravvivenza a lungo termine. In questo gruppo la sopravvivenza globale cumulativa in un periodo di 5 anni è stata del 48% nei pazienti trasfusi e del 74% nei non trasfusi…” La University of Southern California, nell’ambito di uno studio su un gruppo di pazienti oncologici sottoposti ad interventi chirurgici, sosteneva che “…la recidività di tutti i carcinomi laringei è stata del 14% per i non trasfusi e del 65% per i trasfusi. Per i tumori del cavo orale, della faringe e del naso o dei seni paranasali, il tasso di recidive è stato del 31% senza trasfusioni e del 71% con le trasfusioni”. — Annals of Otology, Rhinology & Laryngology, Marzo 1989. Cfr. anche John S. Spratt che nell’articolo “Emotrasfusioni e chirurgia oncologica”, osserva: “Il chirurgo oncologo potrebbe dover rinunciare alle trasfusioni”. — The American Journal of Surgery, Settembre 1986).

Inoltre, un sistema immunitario compromesso da trasfusione di sangue è incapace di difendere l’organismo dalle infezioni ciò significa che i pazienti trasfusi hanno più probabilità di contrarre infezioni (P. I. Tarter in uno studio afferma che le “…trasfusioni di sangue somministrate prima, durante o dopo l’intervento sono state associate a complicanze infettive … Il rischio di contrarre un’infezione postoperatoria aumentava proporzionalmente al numero di unità di sangue trasfuse”. (The British Journal of Surgery, agosto 1988).

(Articolo interamente tratto da: Indennizzo e risarcimento da prelievi e trasfusione di sangue, R. Mattarelli, R. Mezzini, pag. 258 – 260, Maggioli, 2007).