Consenso e Dissenso alle Trasfusioni – Dottrina sul rifiuto delle emotrasfusioni

Consenso e Dissenso alle Trasfusioni
DOTTRINA SUL RIFIUTO DELLE EMOTRASFUSIONI

G. Giovannetti

“Il rifiuto merita, poi, una assoluta osservanza nel caso in cui sia motivato da convincimenti religiosi: l’ipotesi si verifica quando il fedele attribuisce un significato al concetto di salute strettamente agganciato al proprio patrimonio di fede.

Quest’ultimo informa, perciò, l’atteggiamento del fedele allorché questi si trova nella condizione di “paziente” e, coerentemente, lo induce a rigettare quegli interventi diagnostici e terapeutici che con quel patrimonio collidono. Una donna cattolica incinta può rifiutare coerentemente al proprio Credo, di sottoporsi ad una terapia anticancro, perché da questa potrebbe derivare la morte della creatura che porta in grembo; e un Testimone di Geova può opporsi alle emotrasfusioni, perché così gli ha ordinato il suo Dio.

Sono esemplificazioni dalle quali emerge chiaramente che, a volte, la salute fisica nulla condivide con la salute psichica o “dell’anima” e che, nel caso di conflitto tra le due, il fedele può dare la precedenza alla seconda, senza che tale atteggiamento possa essere in alcun modo contraddetto. Egli si respinge ad una terapia, assoggettandosi alla quale la sua vita perderebbe di autentico valore, e sceglie di non curarsi per svolgere, anche nella condizione di malattia, la sua personalità religiosa”. Giovanna Giovinetti, in “Quaderni di diritto e politica ecclesiastica”, 1996/3, “Le obiezioni di coscienza degli incapaci”, pp. 900-914.

A. Vincenzi

“Libertà di disporre della salute o libertà coscienza? Io direi anche la seconda: poiché se è vero che essere costretti a subire un trattamento vietato dalla propria fede non costituisce per il fedele violenza del precetto, viola però la libertà religiosa (o la dignità della persona, se si preferisce) un atteggiamento così irriguardoso di altri verso le proprie credenze: si nega, nella sostanza, che il Testimone di Geova possa avere una sua coerenza, che va fino alla morte, o si attribuisce a questa coerenza un disvalore (diversamente da quanto si è fatto, ad es. nei confronti di Maria Goretti, morta e santificata, per aver voluto preservare la verginità).

Insistere sulla necessaria attualità od imminenza del consenso, o del dissenso, è dunque un’arma a doppio taglio: perché se è vero che entrambi sono revocabili in ogni momento, è anche vero che occorre appunto la revoca perché la volontà precedente possa essere disattesa. Non può certo lo stato di incoscienza creare una sorta di presunzione in tal senso (della revoca)”. Diana Vincenzi Amato in “Trattamenti sanitari tra libertà e doverosità” in Atti del Convegno di studi di Roma 1° dicembre 1982”, pp. 39-40, “Tutela della salute e libertà individuale”.

E. Quadri

“Pare evidente che se si propende per una legittimità del rifiuto della terapia, almeno ove realmente consapevole, in quanto conseguente ad un adeguato “dialogo” col medico…a maggior ragione si dovrà ritenere inammissibile l’intervento terapeutico contrario ad una volontà che si radica nelle più intime convinzioni della persona, quelle religiose, il cui rispetto costituisce principio fondamentale della nostra Costituzione”. Enrico Quadri in “Responsabilità civile e previdenza”, 2002, “Il codice deontologico medico ed i rapporti tra etica e diritto”, pag. 943-47.

D. Neri

“Il rifiuto che il Testimone di Geova oppone all’emotrasfusione non è relativo a questa o quella condizione medica e non dipende dalla maggiore o minore gravità della condizione. E’ un rifiuto totale, fatta salva l’autotrasfusione, e deriva da una precisa credenza di ordine etico e religioso sulla quale nessuno, neppure la Cassazione, può interferire, pena la violazione della libertà di coscienza religiosa che costituisce parte integrante ed essenziale della dignità della persona”. Demetrio Neri in “Il Sole 24ore”, inserto “Sanità”, 13-19 marzo 2007, pag. 30.943-47.