Maxi risarcimento per due Testimoni di Geova di Torino sottoposti a trasfusioni

  • Maxi risarcimento per due Testimoni di Geova di Torino sottoposti a trasfusioni

    Maxi risarcimento per due Testimoni di Geova di Torino sottoposti a trasfusioni

    Il Tribunale di Torino condanna al risarcimento clinica e chirurgo.

    Trasfusione «negligente». Due testimoni di Geova avevano rifiutato il trattamento salva vita.

    Maxi risarcimento per due testimoni di Geova del capoluogo, sottoposte a delle trasfusioni di sangue a seguito di alcune complicazioni sopraggiunte per un intervento chirurgico subito in una clinica di Torino.

    Lo ha deciso il giudice Marco Ciccarelli del Tribunale civile di Torino che ha condannato il medico chirurgo e la stessa clinica (Villa Maria pia Hospital) a rimborsare 100mila euro a ciascuna paziente. Entrambe si erano rivolte nel 2005 agli specialisti della struttura sanitaria per affrontare un intervento di isterectomia.

    I medici avevano assicurato loro che non sarebbero state necessarie delle trasfusioni di sangue (pratica non consentita per i testimoni di Geova). E invece, a causa di alcune complicazioni emorragiche post operatorie, e nonostante il rifiuto anticipato delle pazienti, l’equipe aveva comunque provveduto alla trasfusione in considerazione delle gravi condizioni di salute. «Una lesione al diritto di rifiutare per motivi religiosi terapie salvavita» questa la conclusione del giudice. Le donne – come ha tenuto a ribadire il legale che ha assistito ricorrenti, l’avvocato Renato Mattarelli -, prima del ricovero, avevano anticipato delle direttive alle quali i medici avrebbero dovuto attenersi sulla base di un rifiuto cosciente al momento del sopravvenuto pericolo.

    Per tali ragioni il giudice ha ritenuto valido il dissenso delle testimoni di Geova perché il chirurgo invece di procedere con la trasfusione avrebbe dovuto procedere con dei trattamenti alternativi per non indurre lo stato di salute delle stesse pazienti nella necessità terapeutica delle trasfusioni. Un’operazione che – secondo la difesa dei
    sanitari della clinica di Torino-, in realtà, andrebbe inserita nell’attività giuridica che legittimerebbe l’intervento coatto di fronte al pericolo di vita. Ma, a tal proposito, il giudice ribadisce che le pazienti dovevano essere informate «in modo corretto sui rischi emorragici legati all’intervento».

    Insomma, i sanitari non erano stati così scrupolosi da assolvere all’onere di fornire delle informazioni esausti- ve. Questo dimostrerebbe, quindi, la condotta negligente e l’imperizia per non aver posto quelle terapie, prima dell’intervento, necessarie a ridurre proprio il rischio di dover far ricorso alla trasfusione contestata. Anche la mancata applicazione dei drenaggi costituisce una negligenza da un punto di vista sanitario.

     

    Latina Oggi

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