Gamba amputata, paga l’Asl

  • Gamba amputata, paga l’Asl

    Gamba amputata, paga l’Asl

    Prima dell’operazione a Velletri, era stato in altri quattro ospedali e sempre rispedito a casa.

    Le negligenze sanitarie di alcuni medici pontini costano care a un uomo. Vittima un 78enne residente nel capoluogo e di origini extracomunitarie. Durante la causa spariti cartella clinica e fascicolo. Il giudice ha condannato l’ente competente per i presidi sanitari di Latina, Sezze, Cori e Formia a pagare 600mila euro.

    Ci sono voluti ben quattordici anni per un uomo, ormai 72enne residente a Latina e di origine
    extracomunitaria, per avere giustizia di numerose e ripetute negligenze sanitarie che gli sono
    costate l’amputazione della gamba sinistra.

    Ieri mattina c’è stata la notifica ufficiale della sentenza emessa dalla dottoressa Maria Rosaria Giordano, giudice del Tribunale di Latina, che ha punito l’Asl pontina, quale organo competente, ad un risarcimento di 600mila euro, nato dai 300mila euro richiesti dagli avvocati dell’uomo, con relativa rivalutazione (per il passaggio dalla lira all’euro, dato che la vicenda prende il via nel ‘96) e interessi legali.

    Ma andiamo per ordine, ricostruendo la vicenda che, si vedrà, per un periodo è rimasta anche avvolta nel mistero dato che misteriosamente scomparvero anche degli atti ufficiale, quali una delle cartelle cliniche e il fascicolo del tribunale.

    Nel 1996 l’uomo, al tempo dei fatti 58enne, si presentò al pronto soccorso del «Santa Maria Goretti
    » di Latina con forti dolori alle gambe: i medici che lo visitarono parlarono di semplice mal di pancia, tanto che il signore venne rimandato a casa. Se non fosse che quei dolori, con il passar del tempo, aumentarono di intensità, costringendo ancora una volta l’uomo a rivolgersi al pronto soccorso del «Goretti» e, ancora una volta, ricevendo in risposta che non c’era nulla di grave in lui. Da quel momento iniziò un vero e proprio calvario, con la speranza che qualche medico riuscisse a capire effettivamente di quale malattia soffrisse l’uomo. Un calvario che fece tappa anche nei presidi ospedalieri di Sezze, Cori e Formia, con la differenza però che qui, in particolar modo a Cori, i medici riuscirono a capire di cosa effettivamente l’uomo soffrisse, non potendo però operare perché sprovvisti della adeguata attrezzatura medica per effettuare un’amputazione.

    Sì, proprio l’amputazione dell’arto inferiore sinistro, dato che l’uomo era affetto dal morbo di Buerger che provoca una riduzione allarmante del flusso sanguigno agli arti, fino a portarli in una situazione di gangrena.

    Lo stato di salute del signore era ormai arrivato ad un punto di non ritorno tanto che, rivolgendosi al
    quinto ospedale, quello di Velletri dopo due anni e mezzo dall’inizio del calvario, non solo venne per la prima volta curato per la reale entità del suo male, ma addirittura operato d’urgenza, subendo l’amputazione della gamba. Era il 1998 inoltrato. Ma solo dopo quattro anni, nel 2002, l’uomo decise di rivolgersi a dei legali con la certezza che tante negligenze nei suoi riguardi, avrebbero potuto trovare giustizia e, perché no, anche un adeguato risarcimento economico.

    Da quel momento, via ad un nuovo calvario con la difesa assunta dagli avvocati Renato Mattarelli
    e Rosita Mezzini, i quali hanno sempre puntato sul fatto che i medici dei quattro ospedali hanno commesso numerosi errori, soprattutto di valutazione. Una vicenda legale che nel suo percorso ha anche incontrato più volte degli ostacoli davvero particolari, a partire dalla scomparsa della cartella clinica del «Goretti» di Latina, e poi del fascicolo dello stesso tribunale del capoluogo.

    Nel primo caso, i sanitari in assenza di documentazione ufficiale non hanno potuto appellarsi al fatto che la loro diagnosi era quella corretta, perché di fatto non esisteva ormai più nessun documento che lo comprovasse; nell’altro la precisione dei due avvocati difensori nel fare una copia del faldone, ha fatto sì che la causa di risarcimento non si impantanasse.

    E dopo otto anni, e aver ascoltato periti di parte, medici legali e medici chiamati in causa, alla fine il giudice Giordano ha emesso la sentenza, condannando l’Asl, quale ente sanitario competente sui singoli presidi ospedalieri (Latina, Cori, Sezze e Formia) a risarcire l’uomo per un totale di circa 600mila euro.

     

    Latina Oggi

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