Errore sanitario. Subisce l’amputazione della gamba

  • Errore sanitario. Subisce l’amputazione della gamba

    Errore sanitario. Subisce l’amputazione della gamba

    Ha subito l’amputazione di una gamba perché nei quattro ospedali tra i quali fece la spola nessun medico si accorse di una cancrena in corso che doveva essere operata urgentemente.

    Ha subìto l’amputazione di una gamba perché nei quattro ospedali tra i quali fece la spola nessun medico si accorse di una cancrena in corso che doveva essere operata urgentemente. Un caso incredibile di malasanità e un calvario durato 10 anni che ora torna d’attualità con l’atto conclusivo nel processo depositato ieri dai legali dell’uomo, Renato Mattarelli e Rosita Mezzini.

    Una storia che inizia nel 1996 quando M.B., un cittadino marocchino all’epoca 48enne, accusando forti dolori agli arti inferiori richiede le cure dei medici degli ospedali di Latina, Sezze Formia e Cori: viene prima viene trasferito presso l’ospedale di Sezze per mancanza di posti letto a Latina, ammesso con diagnosi di cefalea e vertigini, poi ritrasferito a Formia. Le sue condizioni peggiorano e viene ricoverato di nuovo a Latina: gli viene diagnosticata una arteriopatia agli arti inferiori e viene dimesso senza alcuna prescrizione terapeutica.

    Successivamente tornato in ospedale per i forti dolori viene trasferito a Cori, dove l’ospedale non era attrezzato per l’intervento di amputazione della gamba. Il 48enne approda allora al polo ospedaliero di Velletri dove i medici non possono far altro che procedere all’amputazione. «A seguito dell’errore di diagnosi, – scrive il suo legale – del ritardo e dell’omissione di terapia dei medici curanti, l’uomo ha riportato gravissimi danni fisici, morali e patrimoniali; ha perso la capacità lavorativa e ripara in un ospizio per anziani; ha perso ogni contatto sociale; risulta menomato della propria dignità (il cittadino è laureato); ed è precipitato in un acuto stato depressivo».

    Dopo due anni una nuova amputazione (sopra il ginocchio) perché la cancrena non si era fermata. Ad aggravare la situazione risulta l’impossibilità per il 48enne di recuperare gli atti del suo percorso medico: «La cartella clinica principale del Goretti – dice mattarelli – più volte richiesta, è scomparsa misteriosamente impedendo la ricostruzione dei fatti di causa. Non solo: durante il processo si è perso il fascicolo del Tribunale e inoltre, l’Asl di Latina non ha adempiuto all’ordinanza del giudice di esibizione dei documenti di ricovero e degli accessi al pronto soccorso del Goretti, per il quale il malcapitato non si sarebbe mai presentato (nonostante vi siano le testimonianze di chi lo ha accompagnato ripetutamente)».

    Nel 2002 la vittima ha citato la Asl in sede civile e nel corso del processo i testimoni hanno confermato quanto emerso nella citazione: nell’ultima udienza di ieri sono state depositate le note conclusive della difesa: «E’ acclarato da tutta la giurisprudenza che la cartella clinica incompleta fra presumere il nesso tra condotta medica e patologia e, a maggior ragione, quando la cartella clinica manchi del tutto. La mancanza di questi atti ha impedito la ricostruzione della vicenda dando intralcio anche alla consulenza del Ctu e – si chiede il legale – come può la Asl affermare e provare la propria diligenza, prudenza e perizia se non conosce, poiché non ha documentazione, come si sono svolte le vicende di causa?». Una brutta vicenda che sta per chiudersi giuridicamente ma che certo non restituirà una vita serena a che si è trovato menomato dopo questo lungo calvario sanitario.

     

    La Provincia

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