Donna morta per una trasfusione sbagliata, l’assicurazione non vuole pagare.

  • Donna morta per una trasfusione sbagliata, l’assicurazione non vuole pagare.

    Donna morta per una trasfusione sbagliata, l’assicurazione non vuole pagare.

    Morì per una trasfusione di sangue sbagliata ma ora l’assicurazione della Asl sostiene che non si trattò di errore medico.

    A Distanza di oltre due anni dalla morte di una donna, V.G. di Colleferro, avvenuta il 25.06.11 per un conclamato errore medico, ora arriva la beffa: l’assicurazione dell”ASL Roma G ha comunicato che non vi sarebbe responsabilità del personale sanitario dell’Ospedale Parodi Delfino di Colleferro che somministrarono una trasfusione di sangue alla persona sbagliata.

    La donna era stata ricoverata per accertamenti al pronto soccorso di Colleferro nell’aprile del 2011 e successivamente si era vista trasfondere una sacca di sangue che nessun medico aveva prescritto né tantomeno la paziente vi aveva acconsentito.

    Pensando trattarsi di una comune flebo, i parenti della donna che hanno assistito all’incredibile errore, non si sono allarmati. La tragedia è stata però subito percepita quando dopo circa 10 minuti l’infermiere che aveva avviato la trasfusione correva al capezzale della donna per interrompere la somministrazione di sangue che doveva essere fatta ad un’altra paziente.

    Fra convulsioni, febbre altissima, urla e un evidente shock la donna è deceduta dopo qualche giorno al Policlinico Umberto I ove nel frattempo era stata trasferita senza peraltro che i sanitari del pronto soccorso Parodi Delfino informassero quelli del Policlinico dell’errore: forse se l’avessero fatto V.G. avrebbe potuto avere qualche chance di sopravvivenza.

    I parenti della donna deceduta che a suo tempo hanno ricevuto le scuse personali da parte del primario del pronto soccorso di Colleferro ed hanno quindi avuto certezza dell’errore trasfusionale (che non risulta, come invece dovrebbe, nella cartella clinica) e che per tale ragione non hanno avviato ancora le azioni giudiziarie (auspicando una soluzione bonaria attraverso un risarcimento da parte della compagnia di assicurazione) si sentono beffati.

    A distanza di oltre due anni, con la certezza dell’errore medico (corroborato da una indagine del Ministero della Salute e, pare, da un provvedimento disciplinare dell’infermiere che ha praticato la trasfusione) l’assicurazione risponde laconicamente che non ravvisa responsabilità.

    A questo punto, l’azione giudiziaria affidata all’avvocato Renato Mattarelli appare, non solo inevitabile, ma segnata da una più che giustificabile rabbia dei parenti che alla morte della loro congiunta si sentono anche beffati.

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