Contagiata in ospedale. Il calvario di una 46enne

  • Contagiata in ospedale. Il calvario di una 46enne

    Contagiata in ospedale. Il calvario di una 46enne

    La donna ha avuto una trasfusione al «Goretti» e poi un intervento al «San Giovanni di Dio». «Contagiata in ospedale». Il calvario di una 46enne che ha contratto l’epatite dopo un doppio ricovero. Una bracciante di San Felice Circeo si prepara a citare la Asl sostenendo di avere contratto l’epatite virale per un errore medico.

    SANITA’ pontina ancora sotto accusa. Una bracciante agricola 46enne di nazionalità romena residente a San Felice Circeo, assistita dall’avvocato Renato Mattarelli, si prepara a citare per danni la Asl sostenendo di avere contratto l’epatite virale da una trasfusione al «Goretti» di Latina o nel successivo intervento chirurgico cui si è sottoposta presso il <<San Giovanni di Dio>> di Fondi.

    Un calvario lungo un anno: nel febbraio 2011 la donna, a causa di un malore, è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale di Latina. Qui la 46enne sostiene di avere passato la notte su una barella e che solo al mattino i medici si sarebbero accorti di un calo dei valori ematici «tamponato» con due trasfusioni. «Probabilmente evitabili – commenta -se mi fossero state somministrate cure tempestive». Nei mesi successivi la donna ha avvertito un malessere generalizzato e nel maggio 2011 è stata sottoposta a un intervento per asportazione dell’utero presso l’ospedale di Fondi.

    Dopo un periodo di sofferenza post operatoria, aggravata dalla perdita del lavoro stagionale di bracciante, a ottobre la donna è stata ricoverata nuovamente a Fondi dove le hanno diagnosticato un’epatite C. «Ciò che dà fastidio -fa sapere la 46enne – è che i sanitari, alla ricerca della cause dell’infezione, mi hanno chiesto: sei una prostituta? Ti droghi? Hai rapporti con più partner? Nessuno, ma proprio nessuno ha messo in relazione l’infezione con la trasfusione di sangue al ‘Goretti’ o l’intervento chirurgico a Fondi». A questo punto si profila l’ennesimo braccio di ferro con il Ministero della sanità e la Asl per il risarcimento del danno. «La donna – riferisce l’avvocato Mattarelli – ha dato mandato al nostro studio di individuare quale dei due eventi le hanno praticamente rovinato la vita, anche attraverso la selezione differenziale degli eventi: tracciabilità del donatore a Latina o mancato rispetto dei protocolli medico-chirurgici a Fondi». I

    l legale sottolinea anche come dalle analisi effettuare al «San Giovanni di Dio» prima dell’ intervento di asportazione dell’utero non sia risultato alcun contagio da epatite, ma poi precisa che il periodo di incubazione può arrivare anche a 5 mesi. «A questo punto – spiega – gli scenari giudiziari sono due: se risulterà che i donatori delle 2 sacche di sangue sono a loro volta malati di epatite procederemo con la richiesta di indennizzo e la causa di risarcimento del danno contro il «Goretti»; diversamente chiederemo i danni all’ospedale di Fondi. Quello che è certo è che un anno fa la signora era sana e piena di vita: una lavoratrice.

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